scritto-scritto, parlato-parlato, parlato-scritto
Il magico mondo del linguaggio (scritto-scritto, parlato-parlato, parlato-scritto)
Sottotitolo :-) La variazione linguistica tra cambiamenti, spostamenti, assestamenti e (veri o presunti) livellamenti.
Osservando da vicino la variazione diamesica, ovvero il mezzo fisico ambientale, il canale, trovo interessante come le categorie vadano a insinuarsi su un livello concettuale e soprattutto, in modo assai pratico, in mezzo a noi. Ne deriva che alcune definizioni si rivelano particolarmente adatte al nostro vivere quotidiano.
A partire dalle categorie di
scritto-scritto: una scrittura non letteraria che veicola contenuti denotativi
parlato-parlato: l’italiano parlato in modo spontaneo e i significati di base
parlato-scritto: secondo alcuni studiosi come Giovanni Nencioni è il parlato riferito, il parlato scritto per la recitazione oppure il parlato “scritto per essere detto come se non fosse scritto” (Lavinio) o ancora il “parlato trasmesso” (Sabatini).
Oggigiorno questa categoria rappresenta il diffusissimo parlato in forma scritta.
Il parlato-scritto è il linguaggio delle chat e di intenet, dove si associano immagini ed emoticon alla parola scritta.
E, come sempre, i linguaggi si incontrano, si scontrano, si attraggono e talvolta si respingono.
Come le dimensioni di variazione che interagiscono, e lo fanno sempre.
Noiosamente, ma non troppo perché è utile ricordarle, le riporto di seguito (v. = variazione):
v. diatopica – riguarda lo strato o gruppo sociale di appartenenza; è la variazione di
matrice geografica che dà luogo alle varietà regionali, al magico mondo dei dialetti
v. diastratica – è la variazione nello spazio sociale (stratificazione in classi o gruppi sociali); è la situazione comunicativa in cui si usa la lingua
v. diafasica – è la variazione situazionale o funzionale-contestuale, quella che ha luogo nelle situazioni comunicative; sono i registri, le singole interazioni tra individui
v. diamesica – è quella vista sopra, è il canale, è lo scritto versus il parlato; è un pozzo senza fondo che genera argomenti e dibattiti millenari come oralità e scrittura, capacità di eloquio e abilità nella produzione scritta; è il mezzo fisico-ambientale, è il canale grafico-visivo e il canale fonico-acustico
Curiosamente, la variazione diamesica è un parametro introdotto solo di recente da Mioli, nel 1983. A modo suo, una variazione all’avanguardia e, di sicuro, giovane di spirito.
Ha dato luogo a forme di linguaggio innovative
Negli imprevedibili scontri tra linguaggi e variazioni ricaviamo la certezza granitica che variazione diamesica e diastratica interagiscono “dal momento che un utente incolto tende inconsapevolmente a trasportare le proprie abitudini orali nella pagina scritta, mentre un utente colto può talora «parlare come un libro stampato»” (Treccani).
Incredibilmente (o magari no, in ogni caso l’aspetto è di notevole rilievo) alcune varietà diamesiche sono riconoscibili per formule rituali come “chi parla?” , “pronto?”, “glielo passo subito” e qui dobbiamo notare come il telefono cellulare abbia, sempre secondo Treccani – ma anche secondo noi - “innescato dinamiche comunicative diverse da quelle del telefono fisso. Una di queste è data dalla caduta in disuso, in quel mezzo, di formule come chi è? o chi parla?, poiché il nome del chiamante, se registrato in rubrica, viene visualizzato subito sullo schermo del telefonino.”
La riflessione è che il linguaggio cambia le abitudini, gli assetti sociali e sociologici, restituisce impronte indelebili che ci rendono al contempo unici ed esclusivi. Personalmente, adoro la forma telefonica desueta che lascia sempre un po’ interdetto l’interlocutore, mettendolo sul chi va là, “Pronto, parlo con …?”. Così mi presta attenzione. Forse!
sm, giugno 2024
